Il falso mito dell’ispirazione

Quante volte avete sentito dire “sto aspettando che arrivi l’ispirazione” oppure “ero ispirato quando l’ho fatto”? Probabilmente molte e l’idea che si crei qualcosa di grandioso sotto ispirazione sembra una cosa naturale, obbligatoria, come se altrimenti non fosse impossibile. Il mito dell’ispirazione per altro sovrasta tutti i campi creativi, dalla pittura, alla musica, passando per la composizione poetica. Perché allora non parlarne anche per scrivere un libro, una sceneggiatura di fumetto o magari addirittura per il cinema?

Certo, peccato che dal mio punto di vista, con toni ironici se non sarcastici, vi dico che l’ispirazione quella intesa come momento magico in cui si fanno le cose in maniera migliore di altre è un fossile romantico, inteso come un residuo della corrente letteraria e filosofica del Romanticismo; in altri termini una corrente evergreen mai passata veramente di moda, ma capace di farci cadere in errore. Non vi sto dicendo che guardando oltre una siepe non potreste percepire l’eco dell’infinito leopardiano, immaginando altri mondi e altre realtà, oltre la triste domenica del villaggio, vi sto dicendo che se state ad aspettare l’ispirazione, state freschi. Ve l’ho già detto, è roba antiquata, che serve solo ad illudervi che l’idea figa arriverà, come per magia, in un tal momento e che non aspetta altro che la trascriviate (o la registriate vocalmente da qualche parte) per prendere vita.

Prima di tutto non siate così presuntuosi, non siete voi che avete l’idea figa, ma è l’idea figa che ha deciso di venire da voi.  Se l’idea vi arriva davvero così, dovreste ringraziare una qualche entità superiore che vi ha permesso di cogliere tra la moltitudine di cose invisibili che muovono il nostro universo, una cosa a cui non avevate mai fatto caso prima. E con umiltà capire, come se aveste captano un messaggio alieno, cosa quell’idea possa significare.

Ma la verità è che lo scrivere, quello costante, come qualsiasi altra attività creativa, è dettata da un tormento interiore perenne, qualcosa che vi fa sentire non appagati, a cui non potete rinunciare. Insomma, avete bisogno di buttar fuori quello che la vostra anima capta dentro di sé e attorno a sé. Per certi versi è anche doloroso, ma è la liberazione (momentanea) dal tormento che vi dà gioia.   

Perciò più che stare a rincorrere farfalle, mettevi davanti al vostro block notes, o più solitamente davanti al vostro pc, e cominciate a scrivere. Magari all’inizio non viene fuori un bel niente, magari nel frattempo vi siete alzati dieci volti dalla vostra scrivania, ma se è per lavoro che dovete scrivete vi accorgerete che non avete tempo di aspettare l’ispirazione.

Perciò inizierete a buttar giù qualche idea e come per il detto “l’appetito vien mangiando” anche creare ha la stessa incredibile facoltà: le idee arriveranno, si chiuderanno in un cerchio perfetto e faranno tutto da sé, ma bisogna che in qualche modo ve lo meritiate. E’ un andare in palestra a farsi i muscoli, più ci si allena, più si diventa bravi a tirar fuori le idee, più le prestazioni migliorano in velocità. All’inizio è faticoso, vi verrebbe anche voglia di mollare, ma poi una volta preso il ritmo è tutto in discesa.

Così è scrivere, per esempio. Dell’ispirazione ad un certo punto ve ne sarete dimenticati, non vi chiederete se è arrivata, se è già passata o se n’è andata, semplicemente non è più un vostro problema, non è più quella cosa che se non c’è non rende straordinarie le idee.

Vedrete che a chiedere un giudizio tra quelle che credete vi siano state ispirate e tra quelle che avete elaborato con calma nessuno noterà alcuna differenza. A me non è mai successo, o forse, non ho avuto la fortuna o la sfortuna di un confronto così diretto e meticoloso!

Piuttosto, se avete il blocco dello scrittore, horror vacui o qualsiasi altra cosa, c’è una sola cosa da fare, irrinunciabile: vivere la vostra vita. Osservando il mondo che vi circonda, fare le piccole cose che vi sembrano inutili, prestrandoci la massima attenzione. Viaggiate se potete, ma non andate in luoghi di benessere, di quelli finti, guardate la gente, usate l’olfatto. E se sentite un odore terribile come di animali in putrefazione, forse vi siete imbattuti  in un Cthulhu. E l’immaginazione inizia a girare.

 

 

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