Cosa fa di un disegnatore un illustratore ma non un fumettista

Disegnare è una passione per molti e un lavoro per un gruppo molto più ristretto di persone. Quand’è che siamo pronti per proporci come disegnatori presso una casa editrice di fumetti? Molti disegnatori alle prime armi, soprattutto giovani di età, confondono la loro capacità di realizzare un’illustrazione partendo da un modello preesistente, con il saper fare fumetto, non accorgendosi che tra una illustrazione e un fumetto c’è veramente un abisso.  

In 10 anni da Supervisor* ho ricevuto book da parte di giovanissimi disegnatori non ben coscienti che anche fare una buona illustrazione non è da poco: disegni fatti a un tavolo di un bar, copiature da pin up in stile manga, personaggi vari e variegati del panorama del fumetti internazionale che niente hanno a che fare con la produzione della mia casa editrice e tutto solo per “avere una mia opinione”.

Situazioni così sarebbe meglio evitarle, anche perché un giudizio di questo tipo ve lo può dare tranquillamente la vostra insegnante di arte e immagine delle vostre scuole medie, non necessariamente un editor di una casa editrice che pubblica, per altro, fumetti.

Sì, perché a parte la qualità discutibile di quello che arriva insieme a questo tipo di book, la realtà è che una illustrazione non è un fumetto, potrebbe esserlo, ma di fatto la sua funzione e la sua intenzione comunicativa è ben diversa. L’illustrazione vi comunica la bellezza di un momento o di una situazione, così come lo farebbe un quadro impressionista, mentre un fumetto racconta. Quindi, se vi proponete, come fumettisti dovete saper raccontare attraverso le immagini.

Non basta però dividere un qualcosa in vignette: se le immagini risultano statiche, prive di quel fluido che sembra far muovere oggetti e persone all’interno delle stesse, ecco che ci  troviamo davanti a un quadro e non a un fumetto. Volete un altro esempio? L’immagine, anche senza balloon e quindi il testo, fa capire chiaramente cosa sta succedendo. Ve lo dirà qualsiasi insegnante di una scuola di fumetto. Se non si capisce cosa sta succedendo anche senza baloon vuol dire che non avete centrato l’obiettivo.  

In entrambi i casi descritti, e in molti altri, lo chiamerei “insieme di immagini” messe lì senza ordine logico.  Ma non è quello che in realtà volete dire e fare.

Torniamo indietro. Quello che dovete fare è allora saper dire cosa succede  in quel dato momento e, di quello che non viene descritto da voi, l’occhio del lettore dovrebbe riuscire a ricostruire da sé. Mi riferisco a quello che accade tra una vignetta e un’altra e che voi dovete far in modo che il lettore intenda ugualmente.

Qui è interessante fare il tanto citato paragone con il cinema. Nel cinema una sequenza è descritta per intero. Se un attore sta fumando avete diversi secondi per inserirci un dialogo e questo verrà inserito non di certo mentre aspira il tabacco dalla sigaretta, ma quando probabilmente avrà appena buttato via il fumo. Nel fumetto non c’è bisogno di descrivere tutto, anzi risulterebbe piuttosto noioso, se non sceneggiato con maestria e per qualche particolare ragione. Anche se non siete fumatori, come non lo sono io, lo avete visto fare tante volte e saprete per inconscio il momento in cui il nostro personaggio potrà dire quelle parole riportate nel balloon. Se proprio dobbiamo tenerci stretti questo paragone con il cinema, direi che noi lavoriamo per fotogrammi. Tagliamo, in quelle vecchie pellicole di una volta, quello che ci serve per far capire allo spettatore cosa sta succedendo.

Ci vuole, per farla breve, un grande impegno e maestria. Ci si affina man mano, è vero, ma bisogna capire il meccanismo che sta dietro per poter veramente fare fumetto.

E’ anche vero che vi dovete trovare davanti una buona sceneggiatura per poter realizzare quanto vi dico. Davanti a una sceneggiatura che fa acqua da tutte le parti, riuscire nell’intento di raccontare è praticamente impossibile, perciò se volete imparare, imparate da quelli bravi, sia disegnatori, sia sceneggiatori. Su internet trovate diverse sceneggiature a disposizione e potrete allenarvi lì. Poi, sottoponete il tutto a occhio esterno e vedete la sua reazione.

Poi, sta a voi. Vi piace raccontare storie o vi piace semplicemente illustrare? Non siete obbligati a fare fumetto se non ci riuscite e non vi mette a vostro agio, ma potete restare nel mondo magico del disegno ugualmente.

Ci sono diverse opportunità che potete cogliere. La prima spendibile è sicuramente quella più vicina al fumetto, cioè di proporvi come “copertinisti”. Nel mondo del fumetto non è detto che sia un fumettista a disegnare la cover. O meglio, non tutti i fumettisti possono essere dei bravi copertinisti. Questo è un errore che ho visto fare anche in grosse case editrice, cioè di sottovalutare l’importanza della copertina e di far fare a disegnatori adatti solo al fumetto anche la copertina. Essa deve avere necessariamente un impatto diverso, anzi deve avere quell’impatto lì tale da colpire il potenziale lettore di passaggio e decidere di acquistare l’albo; deve suscitare una certa emozione e restare indubbiamente impressa nel ricordo, in modo che se non è alla prima, alla seconda non potrà resistere.

Come proporsi allora come copertinisti e/o illustratori a una casa editrice di fumetti? Beh, intanto dirlo chiaramente nel vostro portfolio per cosa vi proponete, facendo capire che siete a conoscenza di cosa pubblica realmente la casa editrice e inoltre personalmente non disdegnerei una illustrazione del personaggio di punta del catalogo per convincerli della vostra bravura.

Come già accennato, ho ricevuto diversi book (alcuni anche belli) restando perplessa dal fatto che ci fossero solo illustrazioni e niente fumetto. E’ importante prima di tutto vedere durante lo scouting cosa la casa editrice sta cercando. E se proprio volete proporvi lo stesso, due righe per spiegarvi non devono mancare. Almeno non darete l’impressione di non conoscere la casa editrice e di aver prestato attenzione a quello che realmente fa (cosa piuttosto urtante, ve lo dico!).

Fuori dal mondo del fumetto, la richiesta più alta per gli illustratori è indubbiamente nel mondo dell’editoria per ragazzi, sia se si sta parlando dei bambini dai 0 ai 3 anni, dove i disegni sono necessari e il testo è a carico dei genitori, sia per quelli più grandi, dove un “libro senza immagini” è ancora visto  come “noioso”. E’ un mondo ancora prospero, nonostante la crisi della carta e della lettura, ma regalare un libro resta un bel gesto e non offende ancora nessuno. Se il vostro stile si adatta alle varie fasce d’età dei giovanissimi e dei giovani, non vi resta che provare.

Infine, dovendo parlare di cose da imparare, diventare anche grafici, potrebbe essere una soluzione economica momentanea in attesa di importanti ingaggi. Anche lì, anche se sottopagati, il lavoro non manca. In bocca al lupo!

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