L’autore di fumetti e le vacanze

Siamo in piena estate e molti di noi hanno organizzato le ferie in modo da lasciare le città (paradossalmente molto più vivibili ora) a intervalli più o meno regolari di tempo. Tutti tranne gli autori di fumetti, naturalmente.

Scherzi a parte, come sapete, per i lavori in proprio, le vacanze è possibile gestirle in maniera più flessibile, decidendo magari di lavorare ad agosto e fare le vacanze a giugno oppure a settembre: i costi sono contenuti, c’è meno gente e più spazio per noi. Peccato che non vada mai a finire così. O quasi mai. Qualche forza misteriosa ti porta a restare in città a macinare tavole e tavole di fumetti, mentre moglie o marito e figli sono al mare. Ed è dura ammetterlo, ma è quasi meglio così, ma solo se si dispone come una unica compagnia l’inseparabile condizionatore.

Ma come mai? Generalmente l’errore sta nei tanti impegni che si sono accettati tempo prima. Con il timore di lavorare troppo poco e non abbastanza per mantenere la famiglia (e quindi garantire almeno la vacanza estiva di cui sopra)  si tende ad accettare tutto e di più, ritrovandosi a lavorare anche d’estate. Naturalmente fai questo errore per un paio di estati poi ti rifiuti categoricamente.

Oppure la scelta è fortemente voluta, pianificata a tavolino per andare controcorrente:  chi se ne frega delle vacanze? Si sta così bene quando la città è vuota e non hai più problemi di parcheggio sotto casa! Del resto, c’è chi proprio senza lavorare non sa stare. Ho parlato con disegnatori che, pur liberi da tutti gli impegni, non smettono mai di disegnare. Dopo due giorni senza matita in mano, si ritrovano a disegnare per diletto, perché è quello che viene più naturale fare. Anche quando sono al ristorante e usano il sottopiatto di carta non riescono a resistere.  Del resto, pare che i migliori fumetti siano nati al tavolino di un bar o a quello più spazioso di un ristorante, quando cioè al lavoro non si sta nemmeno pensando.

La verità è che per gli autori di fumetti non c’è giorno e non c’è notte (vedi post precedente) e non ci sono nemmeno le stagioni. Se pensate di fare i fumettisti e avere una vita normale in questo senso credo avrete delle sorprese. Come potete ritrovarvi a lavorare tutta la notte, così potreste ritrovarvi a disegnare tutta l’estate.

Per lo sceneggiatore di fumetti la questione è ancora più divertente. Lo sceneggiatore a tempo pieno non esiste. Credo che in Italia chi possa vantarsi di fare solo lo sceneggiatore di fumetti nella vita siano veramente in pochi e lavorano più o meno tutti nello stesso posto.  

E fate attenzione a non confondere lo sceneggiatore a tempo pieno col curatore di testata! Quest’ultimo lavora in ufficio per una parte della giornata, lo vedete lì con tutte le beghe dell’universo (il disegnatore ha sbagliato questo, i testi non sono stati modificati come richiesto, bisogna ancora scrivere la pagina di redazionale, ecc) ma non sta sceneggiando fumetti. Quello lo fa una volta a casa e non mi stupirebbe che lo faccia infine nel weekend perchè magari torna troppo tardi la sera per scrivere.

Come vedete, non cambia molto dalla vostra situazione, in cui scrivete come meglio potete, nei ritagli di tempo.

Anche qui, come dico nel mio post precedente, gestire i tempi sarebbe auspicabile. Io mi sono organizzata così perchè l’ho potuto fare, anche se porta indubbiamente la necessità di pianificare veramente bene e per tempo e di portare avanti con determinazione e serietà quanto mi ero prefissata: io scrivo fumetti i due mesi d’estate (e due settimane l’inverno) che sono di fatto le mie vacanze. Durante la settimana o il weekend mi dedico generalmente al lavoro di supervisione e non potrei mai concentrarmi a dovere nello scrivere una storia, con flusso di email, messaggi e telefonate a cui sono sottoposta e di cui mi devo necessariamente occupare (se non voglio bloccare il lavoro a tutti!). Così ho deciso che se voglio fare tutto per bene, devo fare così. Ovviamente le idee ronzano per la testa in ogni istante e spesso prendo appunti (ancora alla maniera tradizionale, cioè con carta e penna) per non perdere qualcosa di importante ma che riprendo probabilmente dopo mesi. Ma visto che funziona non mi lamento.

Ve lo racconto perché ancora una volta dovete ascoltarvi, capire qual è il momento giusto per produrre davvero. Dovete stabilire confini oltre i quale non dovete andare, ma dovete prendervi l’impegno di rispettare quando avete deciso. Potete naturalmente prendere appunti in maniera più tecnologica di me e usare tutti gli strumenti e i supporti necessari, ma fate quanto avete pianificato di fare. Per voi stessi.

Non esiste che non dobbiamo sacrificare qualcosa del nostro tempo libero per fare fumetti. Dovete davvero rinunciare a qualcosa per poter arrivare  fino in fondo ai vostri obiettivi. Io penso sia una legge di natura questa. Se non ci riuscite vuol dire che non ci tenete abbastanza.  Il sacrificio che fate oggi è una soddisfazione che assaporerete domani, con voi stessi e voi soltanto, magari rileggendovi il fumetto che avete scritto o disegnato voi. Non c’è gratificazione più grande di questa. Spero possiate sentirla il prima possibile per dare al fumetto il massimo di voi!

Buon lavoro!

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