Le 24 ore del fumettista

Quante ore al giorno lavora un autore di fumetto? 8 ore come da legge? 10 ore volendo fare gli straordinari? La risposta, neanche a dirlo, è molto più complicata del previsto.  Oppure è la più semplice di tutte: tutte le ore di cui ha bisogno per terminare una tavola se è sotto scadenza o nemmeno una se ci si sente lontanissima da quella. Sulle scadenze ho già scritto qualcosa in passato, ma ci tornerò più dettagliatamente nei prossimi mesi, mentre quello su cui mi soffermerò in questo post è l’indubbia flessibilità degli orari a cui un disegnatore, un colorista, ma alle volte anche uno sceneggiatore di fumetti si sottopone. Questa flessibilità non è solo e sempre dettata dalla necessità di consegnare delle tavole. Ci sono alcune variabili su cui vorrei indagare e per cui un fumettista si ritrova a fare orari assurdi.

E’ chiaro che se devi consegnare il lavoro e mancano pochi giorni alla scadenza fai gli straordinari come meglio puoi, forse salti un pasto e la sera ti ricordi di mangiare, oppure se sei uno che sa resistere al morso della fame salti la cena e ti ritrovi direttamente alla colazione, nella speranza che tu abbia fatto almeno 3 ore di sonno. Vi sembra strano? Solo ad alcuni di voi, agli altri è una dinamica che conoscono bene,  ma a dir la verità non è di questo tipo di flessibilità di cui voglio parlare, benché sia necessaria e alle volte inevitabile che vada a finire così. Anzi, diciamocelo: per qualche oscuro motivo va sempre a finire così, nonostante tutte le pianificazioni iniziali (e che suggerisco di fare meticolosamente a inizio lavori) fatte e rifatte con cura mesi addietro. Del resto non siamo indistruttibili, anche un raffreddore può essere fastidioso e rovinare i piani. Con la differenza che non ti puoi mettere in malattia, venire pagato lo stesso e crogiolarti nel dolore: la roba da fare non sparirà sotto i tuoi occhi mentre hai la febbre e qualsiasi altra cosa tu abbia.

La mia indagine riguarda sul come si lavora in quel dato momento della giornata. Non siamo tutti uguali. Lo sapevate già, ma volevo partire proprio da qui.  Quando qualcuno vi racconta di come faceva quando andava a scuola, vengono fuori delle cose interessanti: qualcuno arrivava sistematicamente tardi pur abitando dietro casa, qualcun altro non riusciva a fare colazione perché era a rischio vomito fino alle 11 (poi magari divorava la sua merenda e pure quella degli altri!), qualcun altro ancora, non carburava mentalmente per buona parte della mattina pur avendo dormito 9 ore la notte prima. Per fortuna i tempi della scuola sono finiti e fare il fumettista è un lavoro che permette una certa libertà e soprattutto una libera  organizzazione di orari. Se non si ha un altro lavoro, naturalmente! Se siete un lavoratore ordinario con il weekend libero, molto probabilmente lo dedicate interamente ai fumetti e la libertà di cui sopra si riduce a 48 ore settimanali che solo una gran passione e tanta voglia di migliorare può sostenere.

Se siete però fumettisti a tempo pieno (e se non lo siete, vi auguro di poter essere un giorno abbastanza sicuri da poter lasciare il vostro primo lavoro, soprattutto se non vi piace!) possono succedere cose strane, ma in perfetto accordo con il vostro essere: intanto non dovete per forza uscire di casa ad un orario stabilito, potete fare colazione quando vi pare (prima o dopo che avete disegnato o scritto), ma soprattutto potete farlo all’ora fisiologicamente più adatta a voi. Bella conquista la maturità lavorativa,vero?

E’ in questo che siamo diversi, tutti.

C’è stato un periodo in cui con una disegnatrice lavoravamo così, senza esserci mai messe d’accordo: lei disegnava fino  alle 5 del mattino o poco prima, mentre io mezz’ora dopo controllavo la posta, dicevo la mia e andavo a lavorare per le mie buone 6 ore. Quando tornavo a casa io, la disegnatrice si era svegliata da poco e, dopo aver letto la mia email, si metteva a lavoro, facendo le modifiche da me eventualmente richieste. Beh, erano altri tempi, oltre al fatto che non avevo una connessione internet sul cellulare (ma forse nemmeno un cellulare da cui guardare la posta elettronica) e potevo stare tranquilla quelle 6 ore di lavoro senza essere distratta in nessuna maniera. Ora ricevo telefonate anche di mattina e devo scegliere tra le cose veramente urgenti e importanti a cui dare retta. Non nascondo che c’è stato un periodo in cui mi sono sentita facogitata da tutto questo, probabilmente non riuscivo a fare per bene niente, finchè non ho imparato anche io a gestire le mie 24 ore da fumettista. Come? Intanto ho scoperto una cosa, che magari sarà legata all’età (pare che superati i 30…): dopo le 21.30 non riesco più a produrre, a prestare l’attenzione giusta per tirare fuori qualcosa di valido perciò ho rinunciato del tutto.  A fare qualsiasi cosa! Da quel momento in poi, mi dedico completamente alla lettura ( vedi post precedente però) e per di più faccio un’operazione di digital detoxing, cioè mi disconnetto dal mondo e mi vivo le mie due ore di relax sola con me stessa. Mi rigenero, finalmente da tutto.

Ok, ma perché vi racconto tutte queste cose? Beh, perché prima di qualsiasi cosa, cercate di capire quale è il momento della giornata in cui lavorare meglio, sperimentate, tirare le somme e, se non siete sotto scadenza, non insistete se non è il momento giusto, che non vuol dire che lavorerete domani, assolutamente, dovete lavorare oggi, ma quando vi sentite produttivi. Dovete capire quando lo siete.

Ho sentito negli anni di tutto: tra le ultime, autori che hanno suddiviso le ore del giorno tra momento di veglia (e di lavoro) con momenti di sonno (che immagino di sasso!) on intevalli di due o tre o quattro ore. Strano? Chi se ne frega, basta che funzioni, che vi faccia produrre. Siete tra quelli che quando lavorano restano in pigiama e in ciabatte tutto il giorno, hanno il frigo vuoto, ma non vanno a fare la spesa e non si radono più da giorni? Funziona? Niente da dire! Dovete procedete così.

Qualcuno potrebbe avere da ridere: e la famiglia? E i figli? Lì dovete organizzarvi per davvero. Se sono piccoli, bisogna che sfruttiate al massimo il tempo di calma generale che solitamente coincide col riposino pomeridiano, all’inizio è faticoso ma se si prende il ritmo e si sa che quello è l’unico momento che vi potete permettere, (lo dico soprattutto agli sceneggiatori) il vostro cervello inizia a funzionare benissimo e tira fuori un sacco di roba.

Se sono già più grandi, ricordatevi di starci dietro di giorno, magari ad aiutarli a fare i compiti (non per i compiti in sé, ma per far sentire la vostra presenza!) e poi la notte lavorate a più non posso. Anche lì, è questione di abitudine: quando non si ha altro a disposizione, generalmente il nostro corpo trova il sistema di adattarsi, se a spingervi è la passione per il fumetto. Così magari scoprire quanto veramente ci tenete alla nona arte!

Ho detto. Buona organizzazione delle 24 ore a voi più consona a tutti!

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Una risposta a "Le 24 ore del fumettista"

  1. Proprio un bell’articolo, dove mi ritrovo benissimo! 🙂
    Infatti, i disegnatori hanno tempi e modalità petsonalissime “strane” agli occhi degli altri.Pero’ per grstire un lavoro come è quello del fumettista bisogna avere una certa maturità interiore, conoscere i propri limiti e punti di forza.
    Riguardo me,quando mi è possibile disegnare, riesco al meglio se mi sveglio in tarda mattinata, dopo un bel caffè e una buona colazione.oppure nel tardo,tardo pomeriggio, dopo che passa il potente stordimento del post-pranzo.

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